venerdì

Rizes #1

Da piccola amavo farmi leggere una favola in particolare. Si intitolava "Cigno appiccica!". Ilare pensare a come, con il tempo, mi sia venuta una forma di profondo fastidio per le cose appiccicaticce... Fatto sta che adoravo quella favola.
Un giovane di nome Goffredo, il classico ultimo genito bistrattato e magrolino, entrava in possesso di un cigno magico: bastava che egli pronunciasse l'ordine "Cigno appiccica" e chiunque stesse in quel momento toccando l'animale sarebbe rimasto indissolubilmente appiccicato. Goffredo, così arrivava nella città della classica triste principessa, e man mano che passeggiava con il bellissimo cigno riceveva le attenzioni da parte dei passanti: prima un garzone, poi una massaia, una guardia, un fruttivendolo... Ogni volta Goffredo sussurrava l'ordine all'animale e andava a creare così una lunga fila di persone che, per amore della bellezza, per quella rara tentazione, rimanevano letteralmente appiccicati, seguendolo nella sua serena passeggiata, senza riuscire a fermarlo. Inutile dire che alla vista di quello strano corteo, sgangherato sì, buffo forse, ma sicuramente dolce, la triste principessa scoppia in una risata, una di quelle che, cristalline, spezzano il torpore della quotidianità di un triste pomeriggio regale. Il lieto fine da favola per lei e Goffredo è ovviamente scontato, ma i matrimoni non mi hanno mai attratto. Quello che mi rapida e incastrava ogni volta in quella favola era altro. Era il fascino di un pifferaio magico di diverso tipo, letto in una versione innocente e, soprattutto, divertente.
Ebbene questo per me è ciò che deve essere Rizes: qualcosa che magicamente lega persone diverse per lo stesso genuino motivo. Qualcosa, cioè, che ammalia per la bellezza e il valore riconosciuto di una reale risata.

Inizia oggi il racconto di Rizes.
Tutti pronti, mettiamoci seduti, prendete i popcorn e vediamo un po' quale sarà il prossimo capitolo da raccontare.

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