sabato

Sogni eloquenti

Avevo commesso un reato, roba piccola, forse un piccolo furto, scappavo con il mio complice. Lui era la mente ed era la trasposizione in un ventisettenne di Biagio, il vagabondo di "Lilli e il Vagabondo" (sempre avuto un debole per quel cane). Saliamo su un tir, lasciando nel parcheggio la nostra macchina, così, per depistare le ricerche. Facciamo un po' di strada, poi lui ferma in tir in una discesa, mi dice che va a piedi a recuperare la macchina e mi lascia lì da sola ad aspettare. Gongolavo nel gabbiotto, mi distendevo e dondolavo in aria le gambe. Mi sentivo una bambina, e me lo dicevo anche, e il gabbiotto diventava sempre più gigantesco, cresceva sempre più ed io ero sempre più piccola davanti a questo sterzo enorme. Ad un certo punto il tir inizia a muoversi, perde il controllo e va giù senza freni verso un incrocio con cantieri aperti e fossi, e macchine. Cerco così di evitare il disastro facendo slalom tra gli ostacoli e infine mi butto dal veicolo. Vengo così salvata dalla gente accorsa, piango e piango senza sosta, faccio la vittima (anche perché avevo il carbone bagnato del reato), non parlo del complice, dico che sono sola e afflitta. Così mi portano in un residence e lì aspetto Biagio. Compare così un gatto grigio nel giardino e capisco che è lui trasformato. Nel sogno so bene che è capace di queste metamorfosi. Gli dico che era scomparso e che mi aveva lasciato nei guai, sono arrabbiata con lui e tentenno ad assecondare il suo incitarmi a riprendere la fuga con lui. In giardino arriva la governante incuriosita dal mio dialogo con il gatto. Lo allontana, inizia una vera e propria caccia in cui io incito la donna a scovarlo: per dispetto. Lui quindi si nasconde la sbeffeggia; poi si secca e si trasforma in un uomo dalla testa di gatto. La donna urla terrorizzata, ma io la convinco che quello che ha visto esiste solo nella sua testa. Che io vedo un gatto normale e solo lei un mostro.

Vedo tanto di me. complice, rea, senza controllo, vittima, dispettosa per vendetta, in difesa di un mostro.

venerdì

I miei uomini (in ordine sparso) raccontati a mia figlia- #1 Paperino

Il primo di cui ti voglio parlare lo chiameremo Paperino
Perché? Sempre incazzato con il mondo, a tratti complottista, un grillino ante litteram, ex militarepasticcione e fin troppo orgoglioso... (via, non giudicarmi, avevo solo 19 anni). Era particolarmente basso e quando camminava sembrava si muovesse a scatti saltellanti, era davvero buffo.
Dopo una serie infinita di tentativi di abbordaggio un giorno mi guardò dritta negli occhi dopo una mia battuta autocritica su una bellezza che non vedevo.
Dunque mi guardò e mi disse: "Non ora, ma tra tre o quattro anni, sboccerai e ti renderai conto di quanto tu sia splendida."
Ecco, può sembrare una cavolata, ma la frase mi incastrò in un sentimento strano.
[Morale: lasciati lusingare dalle parole, ma fermati prima che diventino lacci.]
Fu la prima volta in vita mia in cui rimasi intricata con una persona senza sapere esattamente il perché. Non vi era una sola idea condivisa, eppure stavo bene in sua compagnia. Chiacchieravamo per ore e ore, non ricordo neanche più di cosa.
E' finita come era cominciata. Lentamente scomparvi e il mio problema senese svanì.

sabato

A Marco

Sotto un nido di vespa costruivo un amore senza sangue,
irrorato solo da parole scritte e confidenze letterarie.
Non era pienamente amore: eri così irraggiungibile.


giovedì

da "La Sposa giovane" pp. 120-121

Si alzò anche L., ma non con la stessa pace, non conosceva pace, che io sapessi. Si tirò su e guardò l'ora.
-Cazzo.
-Te ne devi andare?
-Me ne dovevo andare un sacco di tempo fa.
-Te ne sei andata un sacco di tempo fa.
-Non in quel senso, scemo.
-Quando te ne sei andata hai dimenticato un pacchetto di sigarette sul letto, mezzo pieno. Me lo sono portato dietro per mesi. Ogni tanto me ne fumavo una. Poi sono finite.
-Non provarci.
-Non ci sto provando.
-E smettila di ucciderti in questo cazzo di alloggio che sembra la tana di un maniaco.
-Ti chiamo un taxi?
-No, ho la macchina
Si mise la giacca, e nel riflesso di una finestra si diede una risistemata ai capelli. Poi stette un attimo in piedi, a guardarmi, pensavo che stesse decidendo se andarsene con un bacio, ma in realtà stava pensando a un'altra cosa.
-Perchè tutto quel sesso?
-In che senso?
-Nel libro, tutto quel sesso.
-C'è quasi sempre, nei miei libri, il sesso.
-Sì, ma qui è un'ossessione.
-Dici?
-Lo sai.
-Ossessione mi sembra un po' troppo.
-Può darsi. Ma evidentemente c'è qualcosa che ti attira, nello scrivere il sesso.
-Sì. 
-Cosa?
-Che è difficile.
L. si è messa a ridere.
-Cambi mai, eh?
E' l'ultima cosa che ha detto. Se n'è andata senza neanche voltarsi o salutare, era una cosa che faceva anche allora, mi piaceva.

martedì

Confessioni

Ieri notte ho dato il bacio più dolce di sempre. Su una fronte che penso mai più sfiorerò. Accompagnata da una carezza, buttata lì, giusto per rassicurare. Sono belle le carezze, probabilmente più darle che riceverle.

Mi dicono che ho combinato un pasticcio. Ma Rossana rimane la donna perfetta per l'indicibilità di un sentimento mai rivelato. E Cristiano rimane l'unico uomo rimpianto di un amore mai vissuto. L'indicibilità e la non concretezza creano solo fantasmi.