Ogni notte, addirittura al principiare della sera, un mostro nero mi mangia il cuore. Si genera dal mio stomaco, attraversa il fegato, soffoca i miei polmoni e raggiunge con facilità il cuore indifeso.
Non ruggisce, non è capace di difesa alcuna. È un cuore bambina che ha solo paura. Il mostro è nero e lo divora inglobandolo nella sua oscurità. Si genera nel silenzio e vi ripiomba guizzando tra le viscere. Senza sangue, senza graffi, senza combattere, semplicemente il cuore scompare nel nulla.
Rimane solo un profondo dolore silenzioso, sordo, che non accetta ragione. Il mostro mi guarda dall'interno coi suoi occhi bianchi ciechi. Soffia, sbuffa, non ride, semplicemente ringhia a tratti.
martedì
Ogni notte
venerdì
Tramontana
Poi ci sono quei giorni freddi in cui sei sola con te stessa e non riesci a convivere con una certa parte di te. Pensi a tutti quegli uomini che ti hanno fatto sentire sporca, inadeguata, usata. Scandagli ogni singola situazione del passato e, niente, c'è quel senso di vergogna, quella umiliazione, che ti immobilizza il pensiero. Rimango nella lordura di emozioni e pensieri.
E ogni volta mi ripromettevo che non avrei più permesso le mancanze di rispetto, che avrei preteso, meritato gentilezza, riconoscimento, o più semplicemente una sincera giustizia. Quella giustizia di sentimenti, quella onestà coraggiosa, per cui ti stavi prostituendo l'anima.
Ogni volta invece scendevo a patti con me stessa, accettavo di sbagliare, di essere sbagliata. Accettavo di avere a che fare con uomini che mi rendevano sbagliata.
Ecco, nelle giornate fredde, a volte, penso a questo per lasciarmi punire dalle temperature.
Per congelare dentro.
Per sentire gli aghi dolorosi, ovunque.
Per non potersi muovere e per rimanere sofferente per il proprio gelo: quello che ti è stato creato dentro da uomini che meritano solo di essere dimenticati.