martedì

Rizes #7- come nasce un'idea: quella buona

Durante la "riunione creativa" ci chiudiamo nella stanza delle idee. Questa consiste nella stessa solita stanza di sempre, ma ai nostri occhi, in quelle ore, appare più colorata, forse più calda o fredda (a seconda della stagione), stracolma di cose da sempre lì ma che è come se vedessi per la prima volta.
Io arrivo in ritardo. Sono una persona notturna. Le idee, quelle visionarie e più sincere mi vengono dopo ore e ore di veglia, quasi fino all'alba. Questo comporta che la mattina io sia sì carica di idee ma anche di sonno, e di conseguenza arrivo in ritardo (...e assonnata).
La scena che si trova entrando in casa è la seguente:
Lucia siede sulla soglia della stanza davanti al suo portatile, ascolta buona musica e guarda quante più immagini disparate trovi sul web (le più disparate, giuro). Le passi accanto sorridendo e lei ti saluta come se ti avesse visto mentre era un attimo affacciata alla finestra di casa: poi rientra in se stessa, indaffarata com'è a svuotare e riempire i mille cassetti della sua mente.
Nicola dondola su se stesso. Rannicchiato nell'angolo più remoto del suo divano a elle, dondola avanti e indietro. Come l'asta di un metronomo, segue (o detta) un ritmo cangiante, che sente solo lui. Ogni tanto penso che abbia in testa un brano di Gershwin, me lo canticchio pure, cercando di intercettare qualche attacco di battuta, da qualche parte, ma niente. Si ferma solo quando a qualcuno viene il mal di mare e a quel punto salta giù dal divano e inizia a fare i chilometri per la stanza. Poi finalmente rimane bloccato, come sospeso, e allora tutti noi capiamo che è il momento della rivelazione e lo ascoltiamo in religioso silenzio.
Riccardo non lo vedi subito.
Di lui vedi solo un braccio, aldilà del dondolio nicoliano, che perpendicolare al pavimento, muove un gesto di saluto seguito da uno squillante "Ciao Vale!". Fai qualche passo avanti e lo trovi disteso di schiena a terra.
"Sempre il solito problema alla schiena?"
"Sempre quello"
Ormai siamo tutti d'accordo a lasciargli pensare che crediamo davvero a questa storia. Lui arriva, dice che ha mal di schiena e si distende. Persino Miele il gatto, va lì a fingere di dargli due coccole per consolarlo e lenire il dolore.
La verità è una: Riccardo guarda le nuvole. Le guarda al di là del soffitto, riesce a vederle comunque, sempre e più di noialtri.
Marta è l'unica interlocutrice pratica della situazione.
Siede in posizione centrale nella stanza, e io me la immagino sempre con in mano un retino per farfalle. Lei si è scelta il ruolo di cacciatrice e con occhi vispi e orecchie tese afferra le estemporanee di una parte e i sussurri sibillini dell'altra e da lì elabora ad alta voce spronando tutti a dire la propria. Cuce brandelli di idee con una abilità pari a quelle delle ricamatrici orientali. Senza di lei saremmo semplici pezzi di stoffa colorata.
Sabi e Ire sono le fate madrine. Invocate nel momento di maggior dubbio compaiono virtualmente, sempre raggiungibili e pronte a fare qualche loro magia e darci preziosi spunti.
Così nascono le buone idee in Rizes.

lunedì

#6 Rizes - come nasce un'idea: dovuta premessa.

Mi sono sempre sforzata di scorgere il reale volto di Rizes man mano che i progetti si sviluppavano e le riunioni si inanellavano. Seppur ormai tutti toscani per adozione, alcuni di noi hanno provenienze diverse e queste emergono tutte all'inizio della cosiddetta "riunione creativa". Per accedervi ognuno di noi deve portare qualcosa: come da piccoli, che per poter giocare a nascondino con gli altri bambini dovevi svuotare le tasche e sperare di avere abbastanza biglie e conchiglie da barattare (...durissima l'infanzia in Sicilia), così ognuno di noi di Rizes porta un dono, una caratteristica, un difetto, una qualità.
Sarà per deformazione professionale, ma per capire bene cosa succede dovete immaginare l'interno di una bottega di un pittore rinascimentale che si trova a dover collaborare con maestri "stranieri".
Tra pennelli, terre e carboncini tre scuole di pittura si mettono a confronto per creare un capolavoro.
Così la scuola lombarda porta la propria visione del mondo precisa, netta e tagliente, senza il minimo timore del grottesco perché semplicemente umano: si caratterizza per una genuina schiettezza, che rifugge ogni genere di frivolezza.
Questa appartiene, invece, ai siciliani insieme a una sana dose di malizia e un amore per le plateali esagerazioni: testardi per come sono, ribaltano ogni prospettiva a loro piacimento, convinti che l'essenza di tutto stia nei dettagli.
Infine la scuola toscana, padrona di casa, interviene a chiusura.
Come ha sempre saputo fare, usa un tocco armonizzante che, tra linee morbide e colori fatti di luce, smussa le incongruenze, affascina e rassicura grazie alla linearità di una progettazione che non tradisce nessuna altra identità. Trovano l'equilibrio usando una smisurata fantasia, inaspettatamente e perennemente risolutiva.
È in questo clima che ci incontriamo e facciamo germogliare i pensieri: nella nostra chiassosa fucina non potranno che nascere idee e sogni folli.

mercoledì

Rizes #5- quando va storta

Capita a volte che le cose vadano storte. Ripeto sempre che abbiamo scelto una vita rattoppata, una di quelle per cui non dormi la notte per il peso delle attese, e gioisci di una gioia bambina quando invece tutto funziona esattamente come si vuole. Sapete quella felicità di quando riesci a fare una presa di carichi con il due di briscola? Ecco esattamente quella soddisfazione lì.
Questo vivere di emozioni comporta anche il saper reagire e sopravvivere alle piccole sconfitte, alle delusioni, perché, è inutile mentire, ci sono e ci saranno sempre. Noi abbiamo imparato ormai a fronteggiarle con calma, dignità e classe.
Le reazioni che possiamo registrare sono raggruppabili in 4 macro tipologie:
Tipo 1. L'impulsivo che afferra le chiavi della macchina e si fionda verso la porta chiedendo di aver consegnata la lista nera dei nomi, pianificando già perfide e diaboliche vendette - il più bravo a mirare del gruppo si premura in quel caso di imbracciare il fucile carico di sedativo per pachidermi, mentre gli altri preparano un buon giaciglio per il furioso compagno.
Tipo 2. Il depresso che recupera dal cassetto il vecchio cappio, messo da parte la delusione precedente, e inizia a ricalcolare le planimetrie della stanza per rintracciare la trave portante - il gruppo reagisce convincendolo a fare un giro fuori, giocandosi la carta dei bei panorami toscani dalle dolci colline.
Tipo 3. Il cinico che inizia a indossare un sorriso facilmente confondibile con l'espressione che si assume quando si ha una colica e a enunciare frasi sconclusionate - in quel caso interviene Miele, la gatta coccolosa, che addolcisce la situazione nel modo più rapido possibile.
Tipo 4. L'impassibile, che, ferma sentinella nella tempesta, continua a tenere saldo il timone e a mantenere la rotta del folle volo che ci siamo scelti- il gruppo allora prepara un buon tè caldo e una coperta da mettergli sulle spalle, perché si superi la nottata e si attenda insieme la nuova alba.
Il nostro segreto sta tutto lì. Nella diversità dei caratteri, delle emotività, delle storie passate, delle aspettative personali, è sempre insieme che affrontiamo l'ostacolo, senza mai perderci di vista, avendo sempre cura l'uno dell'altro.
Nessuno di noi dubita mai della nostra capacità di superare lo scoglio, consapevoli che ben presto riusciremo a riprendere la navigazione verso una nuova avventura.

lunedì

Rizes #4- Elementi per la riunione: il sale

Mangiare una fetta di pane e cioccolato in Toscana non dà soddisfazione. Nel resto d'Italia addentarne un pezzo è un'esperienza indimenticabile. Il dolce del cioccolato, insistente e a volte controverso, si risolve sul finale con una inaspettata punta di sale.
Ecco, quella punta lì è come un segreto tra amanti, un sorriso sincero rubato a un cinico con una battuta geniale, un salto salvifico, sospeso tra gli ultimi due gradini non visti.
Il sale che non troviamo nel companatico a pranzo lo si produce naturalmente nelle riunioni Rizes.
Durante i nostri incontri non mancano mai risate, prese in giro, litigate appassionate e fasulle. Non manca l'abilità nell'eseguire leggere capriole, risolutive nelle più intricate e disparate dinamiche. È un sale genuino, che fa rinvenire dai torpori, che rende assetati di novità, che stimola curiosità e idee.
Siamo radici salate.

domenica

Rizes #3 Elementi per la riunione: deus ex machina

Succede a volte nella vita, nel momento in cui spedi la tua più disperata e impegnativa quotidianità, che invochi l'intervento di soccorso da parte di un super eroe.
Ricordi quel ferragosto in cui ti sei ritrovata con le borse della spesa (contenente tra le altre anche gelato) in Piazza del campo, sotto il sole a picco, mille mila persone intorno e le entrate alla piazza occupate dalle contrade con i cavalli? In quel momento lì, sai bene di esserti domandata: "Ma mandassi un bat-segnale..? " senza neanche la pretesa di riceve l'intervento dal cavaliere oscuro, ti saresti accontentata anche solo di Robin, per dire.
Ecco, a volte, durante le riunioni Rizes, capita di sentirsi come se si fosse bloccati in Piazza del Campo, in mezzo ai cori di contrada. È in quel momento che, uno a caso di noi, alza la testa e pronuncia le fatidiche tre parole: "chiamiamo il presidente". Così andiamo tutti nella "stanza della leva", tiriamo una gigantesca leva di legno di mogano e diamo avvio a un articolatissimo sistema di cavi, tessere di domino e campanelli atti a far partire il segnale di s.o.s.
Nel giro di due minuti entra in casa il Presidente di Rizes.
Sorriso e occhiali sulla punta del naso, Gino, si fa pazientemente spiegare il problema e nel giro di qualche frase riesce ogni volta a sbloccare la trappola in cui si era incappati. Come era apparso così scompare, ma lascia un'aria nuova e intrisa di rinnovato coraggio.
È indubbiamente un bravo presidente.

sabato

Rizes #2- Elementi per la riunione: il gatto.

Orientativamente, la tipica riunione Rizes non si svolge nell'ufficio, ma qualche gradino sopra, in linea d'aria.
L'irresistibile divano arancione disposto ad "elle" accoglie tutti, e chi non ci sta si siede sul parquet.
Elemento indispensabile per iniziare è Miele, uno dei gatti più bisognosi d'affetto e più rumorosi nel chiederlo, che io abbia mai conosciuto. Miele ama le coccole, Miele pretende le coccole, Miele deve avere le coccole, non c'è storia, moina o broncio che tenga. Dopo un anno di rifiuti persino io ho dovuto cedere a dare qualche carezza a quella morbidezza ambulante. Quando scompare è perché è riuscita a sgattaiolare nelle stanze proibite (sviluppa una velocità inconsueta per la sua stazza), oppure è alle prese con le scarpe, altra sua adorabile perversione.
È quasi d'obbligo, entrati in casa, levarsi le scarpe. Camminare a piedi nudi è qualcosa che ha a che fare con l'infanzia selvatica che un po' tutti lì abbiamo avuto. Ricreare quella piccola ribellione dalle convenzioni è un modo per sottolineare la nostra piccola forma di anarchia. Miele intende quel gesto come un obolo a lei evidentemente dovuto in quanto felino, in quanto amante delle scarpe umane, e infine in quanto padrona di casa. Non sono mancate le volte in cui si è ritrovata dormiente (o svenuta) con il muso dentro il mocassino di turno.
È un gatto indubbiamente speciale, ma le vogliamo profondamente bene anche per questo.
Se lei non c'è, la riunione non inizia.

venerdì

Rizes #1

Da piccola amavo farmi leggere una favola in particolare. Si intitolava "Cigno appiccica!". Ilare pensare a come, con il tempo, mi sia venuta una forma di profondo fastidio per le cose appiccicaticce... Fatto sta che adoravo quella favola.
Un giovane di nome Goffredo, il classico ultimo genito bistrattato e magrolino, entrava in possesso di un cigno magico: bastava che egli pronunciasse l'ordine "Cigno appiccica" e chiunque stesse in quel momento toccando l'animale sarebbe rimasto indissolubilmente appiccicato. Goffredo, così arrivava nella città della classica triste principessa, e man mano che passeggiava con il bellissimo cigno riceveva le attenzioni da parte dei passanti: prima un garzone, poi una massaia, una guardia, un fruttivendolo... Ogni volta Goffredo sussurrava l'ordine all'animale e andava a creare così una lunga fila di persone che, per amore della bellezza, per quella rara tentazione, rimanevano letteralmente appiccicati, seguendolo nella sua serena passeggiata, senza riuscire a fermarlo. Inutile dire che alla vista di quello strano corteo, sgangherato sì, buffo forse, ma sicuramente dolce, la triste principessa scoppia in una risata, una di quelle che, cristalline, spezzano il torpore della quotidianità di un triste pomeriggio regale. Il lieto fine da favola per lei e Goffredo è ovviamente scontato, ma i matrimoni non mi hanno mai attratto. Quello che mi rapida e incastrava ogni volta in quella favola era altro. Era il fascino di un pifferaio magico di diverso tipo, letto in una versione innocente e, soprattutto, divertente.
Ebbene questo per me è ciò che deve essere Rizes: qualcosa che magicamente lega persone diverse per lo stesso genuino motivo. Qualcosa, cioè, che ammalia per la bellezza e il valore riconosciuto di una reale risata.

Inizia oggi il racconto di Rizes.
Tutti pronti, mettiamoci seduti, prendete i popcorn e vediamo un po' quale sarà il prossimo capitolo da raccontare.