giovedì

Rizes #10- Un anno

Vi ricordate il vostro primo compleanno? 
Ma come no?
Avevate quella tutina blu a righe gialle che vi aveva regalato la zia Nilde, l'immancabile bavaglino (questo ve lo ricordate sicuro) e poi la torta, che non avete mangiato, ma che era buonissima!
I primi compleanni sono importanti e non è proprio possibile dimenticarli.
Non ricordate proprio? 
...Forse eravate presi dalle mille novità.
In effetti il primo anno è così. 
I colori sono tutti sgargianti come carta da uovo di Pasqua, gli aromi tutti voluttuosi e dolci, e i nostri occhi si aprono su paesaggi mai visti. Ogni cosa è "per la prima volta" e anche le difficoltà più assurde sono avventure emozionanti. Tutto è genuino anche nella sua bruttura e ogni cosa si conclude sempre in una gran bella risata. Non mancano ovviamente i pianti e le paure per cui non si dorme, ma sicuramente ogni sorriso nuovo cancella le notti in bianco e il giorno dopo, con i piedi in aria, scalcianti, siamo ancora una volta capaci di urlare di una gioia imprudente e disarmante.
A ricordarvi il vostro primo anno saranno tutti quelli che vi hanno accompagnato mese dopo mese, ascoltandovi, consigliandovi e curandosi di ogni genere di premura. I parenti, gli amici: in generale ogni persona a voi cara.
In questo primo anno Rizes ha goduto dell'affetto e del sostegno di tutti voi che l'avete visto nascere e cresce. Avete creduto in noi con una fiducia sconfinata (ve lo dico, a volte davvero ingiustificata). Anche distanti o presi da mille impegni, ci avete sempre seguito nelle nostre mille avventure, bisbigliato nell'orecchio i vostri preziosi consigli e coccolato con inaspettati complimenti. 
Per tutto questo noi vi ringraziamo di cuore.

Compiuto il primo anno ci si alza per la prima volta in piedi e si inizia a camminare.
E allora: tutti pronti!
Ci aspettano nuove prospettive, nuove avventure e inedite vertigini!
Rimaneteci sempre vicino.

venerdì

Ed è un no.

Non sarò mai sazia nel guardarti di sbieco, nello spiarti, nel sussurrare alle tue orecchie che "non mi curo minimamente di te, amore mio", nel pendere dalle tue labbra ad ogni bisbiglio.
Non soddisfo mai la sete delle tue attenzioni, sistematicamente negate; dei tuoi "brava" atti a sancire un traguardo raggiunto. Ritroso e tronfio non me li concedi mai.
Non sono, né sarò mai abbastanza per te: eppur sapendolo, continui imperterrito ad essere il mio inconsapevole motore.
Non mi capirai. Cerchi in me solo frammenti di te: un pezzo in cui riconoscerti come padre delle mie passioni,o come amante troppo vanitoso, o come complice di baci desiderati.
Non potrei desiderare condizione più dolorosa e piacevole di quella in cui agisco per te senza che tu ne abbia la benché minima percezione.

lunedì

Ssssh

Lo senti tutto questo dolore? È come se ogni tanto spuntasse fuori più cattivo di prima. È come se a volte te ne abituassi e lo dimenticassi. Poi, una mattina, o una sera, ti accorgi che è lì a stringere e incancrenire. Ti ha illuso, ti sei illusa fosse svanito,  e invece no. Come un serpente, ti avvolge nelle sue spire e al primo tuo scattare blocca, morde, intensifica la presa, stringe. Più ti dimeni più ti toglie vita.
A volte non vale la pena morire per un'illusione.

sabato

La rosa dei venti

C'era una volta un piccolo soldatino di bronzo. Non aveva un'armatura granché robusta e persino la sua spada era di solo cartone.
Aveva però un preciso compito. Se lo era prefissato una vigilia di natale, quando gli era nata la terza nipote: "Sarò il suo paladino!" si disse e così fu.
Senza timore, senza un briciolo di paura, avrebbe affrontato giganti e montagne, avrebbe solcato i mari, l'avrebbe protetta dai pericoli, dalle canzoni tristi, dai volti più crudeli. La sua armatura diventava scintillante quando pensava a lei, e la cosa più preziosa che poté regalarle fu il valore della complicità.
Ne divenne compagno di giochi quando fu bambina e confidente dei sogni più assurdi quando fu ragazza. Seguiva e entrava in ogni storia lei inventasse. Da difensore si tramutava in alleato; da sognatore, all'occorrenza, diveniva salda roccia per poterle permettere di volare alto, senza timore di essere trascinata via dai venti.
Un giorno, poi, capí che la bambina diventata ragazza, proprio per il carattere che lui amava tanto, non avrebbe potuto fare a meno di inseguire le ventose giornate, di farsi completamente rapire anima e corpo dal turbinio dei venti.
Allora decise di insegnarle a riconoscerli tutti, perché così, in qualsiasi momento, lei avrebbe avuto modo di far ritorno da lui. Con in mano la rosa dei venti, lei decise di partire.
Lui la abbracciò e per la prima volta ebbe paura accanto a lei.

La lasciò andare ragazza e non ebbe più modo di vederla diventare donna.

I dieci giorni di viaggio si sono tramutati in dieci anni.
Si aspettano ancora, da qualche parte, lei in perenne volo e lui, roccia salda, scrutando il cielo in attesa che cambi il vento e che giunga finalmente il maestrale a riportarla tra le sue braccia.