domenica

Sono su una giostra.
Una volta che si dà corda alla emotività, questa va a briglie sciolte. Non ho un controllo.

Una delle mie più grandi paure

Mio nonno era un piccolo imprenditore edile. Aveva la sua piccola azienda e i suoi pochi operai. Non era una persona caratterialmente adatta a questo mestiere. Semplicemente non si faceva rispettare dai committenti e di volta in volta veniva pagato in ritardo...se veniva pagato.
La moglie brontolava spesso questa sua mancanza di polso e ogni volta sperava andasse diversamente. Una sera accadde che la donna vide parcheggiato un camioncino davanti casa. Sapeva che l'ultimo cliente di mio nonno, avrebbe portato loro qualcosa come anticipo immediato di pagamento e si mise in testa che quel camion contenesse cibo e primizie che sarebbero state consegnate l'indomani. La povera donna passò tutta la notte a liberare armadi e dispense per fare spazio a tutta la roba che le sarebbe stata recapitata.
Ma il giorno dopo nessuno bussò alla porta, nessuno si presentò. Il camion se ne ripartì. Non doveva consegnare assolutamente nulla.
Rimaneva solo una sciocca dai vuoti armadi e dalle vane speranze.
Questa è la mia paura. Provare un tale sconforto. Ogni volta che mi viene promesso qualcosa che poi non è mantenuta, ogni qualvolta vivo una aspettativa con tale intensità, mi avvicino a quella sensazione angosciante.
La mia più grande paura è essere quella donna.
Mi sento così totalmente avulsa da vincoli di ogni sorta.
Così padrona e libera, in totale responsabilità. Mi starà, di certo, aiutando la primavera. Ma il torpore provato negli ultimi mesi del 2014 ora sono un lontano ricordo, una condizione talmente lontana da rivelarsi, oggi, completamente a me estranea.

mercoledì

Fino a quanto un sentimento può essere frammentato, sezionato, per essere compreso? E fino a quanto un desiderio, un comportamento istintivo?
Mi impongo di sviscerare questo "qualcosa" alla ricerca di una definizione. Perché si sa, spesso quelle salvano da tante cose: fraintendimenti, delusioni, ferite.

Ciò che mi stupisce è che percepisco in modo assolutamente lucido di avere tutto sotto controllo.
So cosa sono; so cosa voglio; sono insolitamente tranquilla, addirittura sicura, seppur consapevole che non abbia la benché minima idea di dove mi porteranno tutte le scelte fino ad ora fatte.
La preoccupazione scaturita dalla ricerca di una definizione è finalizzata, ormai da giorni, solo al non ferirlo, deluderlo, confonderlo. Lo proteggo dalla mia feroce disinvoltura, anche a costo di sembrare  passiva o stupidamente prudente.

Che assurdo gioco di ruoli che ci siamo scambiati, rimpallati più e più volte, tra certezze e titubanze, tra impulsi e repressione, tra testa e tutto il resto, tra vittima e carnefice.