Si alzò anche L., ma non con la stessa pace, non conosceva pace, che io sapessi. Si tirò su e guardò l'ora.
-Cazzo.
-Te ne devi andare?
-Me ne dovevo andare un sacco di tempo fa.
-Te ne sei andata un sacco di tempo fa.
-Non in quel senso, scemo.
-Quando te ne sei andata hai dimenticato un pacchetto di sigarette sul letto, mezzo pieno. Me lo sono portato dietro per mesi. Ogni tanto me ne fumavo una. Poi sono finite.
-Non provarci.
-Non ci sto provando.
-E smettila di ucciderti in questo cazzo di alloggio che sembra la tana di un maniaco.
-Ti chiamo un taxi?
-No, ho la macchina
Si mise la giacca, e nel riflesso di una finestra si diede una risistemata ai capelli. Poi stette un attimo in piedi, a guardarmi, pensavo che stesse decidendo se andarsene con un bacio, ma in realtà stava pensando a un'altra cosa.
-Perchè tutto quel sesso?
-In che senso?
-Nel libro, tutto quel sesso.
-C'è quasi sempre, nei miei libri, il sesso.
-Sì, ma qui è un'ossessione.
-Dici?
-Lo sai.
-Ossessione mi sembra un po' troppo.
-Può darsi. Ma evidentemente c'è qualcosa che ti attira, nello scrivere il sesso.
-Sì.
-Cosa?
-Che è difficile.
L. si è messa a ridere.
-Cambi mai, eh?
E' l'ultima cosa che ha detto. Se n'è andata senza neanche voltarsi o salutare, era una cosa che faceva anche allora, mi piaceva.
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