Ora, lo so che siete dell'idea che l'Opera lirica sia una forma ben allestita di cura dell'insonnia e che non avete ancora capito la funzione del libretto nell'epoca dei sottotitoli...immagino come ascoltare, guardare il palco e leggere su un foglio sia un'operazione davvero complessa per un uomo.
Tuttavia quello che vi basterà fare sarà solo memorizzare le sei opere più famose e ricordarvi che qualsiasi cosa succeda non dovete MAI citare il Don Giovanni (cerchiamo di evitare clamorosi autogol).
Per farvela facile individuiamo tre categorie di protagoniste:
- Le belle e infelici: Violetta de "La Traviata", Cho Cho-san della "Madama Butterfly"e Liù della "Turandot" (pronunciate la "t" finale, per carità di Dio, non è francese!)
- Le belle e indipendenti: Mimì e Musetta della "Boheme" (questo è francese)
- Le belle e stronze: Tosca e Norma delle omonime due opere.
1. Le eroine belle e infelici sono per lo più donne dagli alti valori morali, tuttavia mai capite e soprattutto perennemente sfigate in ambito sentimentale, tendenti come sono a innamorarsi di stronzi.
Cho Cho-san aspetta anni l'uomo che l'aveva palesemente sedotta e abbandonata. Lui torna, alla fine, ma solo per riprendersi il figlio e vivere con la nuova moglie. Cho cho-san per il bene del bambino glielo consegna senza protestare e poi si suicida.
Liù ama segretamente il suo padroncino solo perché un giorno le sorrise. Lui ovviamente manco si ricorda di lei, preso com'è dal conquistare Turandot la stronza. Liù preferisce il suicidio piuttosto che tradire il padrone, il quale passa tempo tre minuti a piangerla per poi tornare a baciare la stronza.
Violetta è Nicole Kidman in Moulin Rouge (che Verdi ci perdoni per questo scempio...). Dopo essere stata pubblicamente sputtanata da Alfredo, l'uomo che ama, lei alla fine lo perdona e si ricongiungono, ma fa tre colpi di tosse e muore di TBC.
Dunque siete evidentemente alle prese con una donna che ha grossi problemi di autostima. Per la serata procuratevi una scorta annuale di fazzoletti, e soprattutto preparatevi a guardarla intensamente e in modo prolungato negli occhi, modulare la voce in un sospiro e al momento giusto dirle: "Noi uomini a volte sappiamo essere davvero ciechi. Non mi lascerò mai sfuggire la mia preziosa [inserire nome della protagonista]" E questa è fatta.
2. Le eroine belle e indipendenti come Mimì e Musetta sono il corrispettivo della Mirandolina goldoniana. Sono autonome, hanno un lavoro più o meno rispettabile (Musetta fa la mantenuta, mentre Mimì è ricamatrice di fiori, qualsiasi cosa voglia dire), sono padrone della loro vita, intraprendenti e consapevoli che l'amore è un gioco. Mimì attacca bottone con Rodolfo con la scusa più vecchia del modo: "Oh, non è che c'hai da accendere?", mentre Musetta dispone degli uomini come se fossero bonbon al cioccolato e solo uno sciocco può pensare che Marcello le tenga seriamente testa. E così anche voi dovrete rassegnarvi a questa constatazione: con donne come loro penso che solo l'onestà ripaghi davvero. L'unica dritta più oculata che posso dare è che questa categoria è stranamente attratta dai tipi alla "Ulisse": siate astuti e leggeri.
3. Le eroine belle e stronze...in bocca al lupo. E' oggettivamente inutile mi dilunghi sulla categoria. Se avete beccato una Tosca o una Norma saranno loro a portarvi a letto, dove, quando, e come vogliono, e guai a voi se vi lamentate delle manette troppo strette.
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