Ad un certo punto deve arrivare il momento in cui mi spoglio dei problemi altrui. Mi spoglio della volontà di uscire da me stessa per comprendere un altro. Arriva il momento in cui alla domanda "come stai?" non risponda più argomentando sullo stato psichico di una terza persona. Io non ho la forza né il ruolo per sopportare e supportare. Avrei potuto, ma le cose sono andate diversamente. È il rischio di stare appresso a uomini di latta. Ricevere echi e non sentimenti unici e univoci. Riempiti solo di sentimenti altrui, non sanno discernere, non sanno cosa sia importante per loro. Seguono echi altrui che rimbombano confusi in una cassa toracica vuota.
E io da tutto ciò devo fuggire. In tutto ciò, io non posso costringermi a essere un'eco tra i tanti. Indistinguibile. Per quanto difficile, io devo trovare chi riesca a sentire solo la mia voce. Io merito qualcuno che accolga le mie fughe, che mi afferri un momento prima che cada giù, che rida di come il vino mi colori le guance, che faccia di tutto per passare del tempo con me, solo con me. Io merito una partita a scacchi, una diabolica sfida di rime e battute. Merito una cosa che sia solo per me. È l'unicità ciò che condiziona i rapporti. O meglio, è il rapporto unico che condiziona un'amicizia, un amore, una qualsiasi solida relazione.
Oggi inizia il mio viaggio, dunque. Chiudo il mio zaino. Da un anno aspettavo un "ti amo" che mi era stato negato. Ricevuto, ottenuto, ora posso chiudere il mio sacco stracolmo, e proseguire, concedendomi un nuovo viaggio, magari più sano, sempre tortuoso, mai ingannevole.
giovedì
Zaino
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