martedì

I miei uomini raccontati a mia figlia - il buio #7

Penso che sia stata la storia d'amore più longeva che io abbia mai avuto. In "Pezzi di Vetro"  quando il poeta canta di visitare insieme la notte... Ecco, ho sempre pensato che stesse parlando di noi due.


"Se abbisognassi di qualcuno che annuisca, mi basterebbe la mia ombra", diceva Plutarco sull'amicizia, e sicuramente quando parlo di Buio non intendo un'ombra. Ci si addentrava insieme nell'oscurità dei nostri pensieri cercando di capire, carpire, sviscerare la questione, convincere l'altro dell'errore, arrabbiarsi, ingelosirsi, ridere con amarezza. Un amore buio, non visibile, non confessato, ma nonostante questo impossibile da negare perché fin troppo lampante.
Se sono un tipo notturno lo devo a lui, se sono più sincera nella notte è perché lui lo pretendeva da me, e quando poi negavo la mattina i discorsi trascorsi era solo per poterne ridere assieme.
È stata la prima persona a dirmi che ero divertente, il primo ad apprezzare sinceramente il mio humor nero, il primo a renderlo una mia virtuosa qualità. È il primo che ho amato far ridere, il primo di cui mi è importato davvero far scoppiare in una fragorosa risata.
E io non so come riuscì ad accorgersene, e rimase l'unico in questo, ma scorse la fossetta sul limitar del mento, quella che compare nella mia espressione più birbante, nell'attimo prima di buttare una battuta prorompente e dissacrante delle mie.
Salva e proteggi gli uomini che scorgono, a volte anche prima di te, quei dettagli sacri e immutabili di te stessa.

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